Lavoro tramite piattaforme digitali: più tutele per i rider secondo il Garante
Ottobre 2, 2026La sicurezza degli accessi bancari è sotto la lente del Garante Privacy. Dopo il caso Revolut, l’Autorità ha avviato una verifica immediata sulle banche italiane.
L’intervento risale al 18 settembre 2026. L’obiettivo è capire se ci siano stati altri tentativi di infiltrazione simili.
Le richieste del Garante alle banche
Il Garante ha scritto alla rete dei DPO degli istituti bancari. Li ha invitati a una verifica interna rapida sui propri sistemi.
In caso di falle accertate, le banche devono contattare subito l’Autorità. Pertanto, la collaborazione diventa immediata e operativa.
Secondo il Garante, le modalità usate per acquisire illecitamente i dati sono particolarmente insidiose. Non si può escludere che altri istituti siano stati presi di mira.
Il ruolo delle PEC e l’obbligo di notifica
L’Autorità ha chiesto alle banche un controllo mirato. Devono cercare comunicazioni anomale provenienti dalla stessa casella PEC coinvolta nel caso Revolut.
Se emergono situazioni simili, le banche devono adottare subito misure per limitare i danni agli interessati. Devono inoltre notificare l’Autorità ai sensi dell’articolo 33 del GDPR.
La vicenda ha mostrato anche alcuni punti deboli delle PEC ufficiali. Su questo fronte, il Garante annuncia un lavoro approfondito.
È un segnale importante. Un canale percepito come sicuro può diventare un vettore d’attacco se le verifiche interne sono deboli.
Cooperazione europea e con il Ministero dell’Interno
Revolut ha sede legale principale in Lituania. Quindi il Garante ha promosso un’azione con l’autorità lituana per la protezione dei dati.
Ha condiviso le informazioni in suo possesso e proposto uno scambio reciproco. L’obiettivo è rafforzare il contrasto al fenomeno.
Inoltre, l’Autorità si è rivolta al Ministero dell’Interno. Vuole capire se siano coinvolti altri istituti e quanti dati siano stati compromessi.
Da mesi, infine, è attiva una task force tra Garante e banche sugli accessi abusivi ai conti correnti. Il caso Revolut ne accelera il lavoro.
Data breach nel settore bancario: un trend in crescita
Il settore finanziario è tra i più colpiti dagli attacchi informatici. I dati bancari hanno un valore elevato per i criminali.
Nel 2026 il Garante ha già adottato sanzioni rilevanti verso operatori del settore. A settembre, ad esempio, ha sanzionato Banco Bilbao Italia per 5,5 milioni di euro.
Pertanto, l’attenzione dell’Autorità sulle banche resta alta. Il caso Revolut aggiunge un tassello sul fronte degli accessi e dei canali di comunicazione.
Gli attacchi più insidiosi sfruttano spesso la fiducia nei canali ufficiali. Una PEC apparentemente legittima può aprire la porta a richieste fraudolente.
Quindi la formazione del personale è decisiva quanto la tecnologia. Gli operatori devono riconoscere le richieste anomale e sapere come verificarle.
Infine, è utile testare periodicamente le procedure con simulazioni realistiche. Le esercitazioni rivelano le lacune prima che lo faccia un attaccante.
Inoltre, la comunicazione con i clienti va pianificata in anticipo. In caso di violazione grave, l’articolo 34 del GDPR impone di informare gli interessati senza ingiustificato ritardo.
Messaggi chiari e tempestivi limitano i danni e preservano la fiducia. Improvvisare in piena crisi, invece, amplifica il problema.
Cosa devono fare banche e istituti finanziari
La sicurezza degli accessi bancari richiede controlli su più livelli. Non bastano le difese tecniche perimetrali.
Servono procedure per verificare l’autenticità delle richieste, anche quando arrivano da canali ufficiali. Servono poi log, monitoraggio e alert sugli accessi anomali.
Anche il processo di gestione dei data breach deve essere pronto. Le 72 ore per la notifica scorrono in fretta.
Infine, il tema tocca anche gli obblighi NIS2 e DORA per il settore finanziario. Un approccio integrato evita duplicazioni e lacune.
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