Dati biometrici e AI Act: il Garante privacy chiede più tutele per il riconoscimento facciale

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Luglio 29, 2026
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La protezione dei dati biometrici resta al centro del dibattito sull’intelligenza artificiale. Il Garante privacy ha dato il via libera allo schema di decreto legislativo che adegua la normativa italiana all’AI Act, il Regolamento europeo sull’IA.

Il provvedimento disciplina l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia. Definisce limiti, presupposti e garanzie per il trattamento dei dati biometrici e per l’identificazione biometrica da remoto.

Cosa prevede il decreto sull’uso dei dati biometrici dalle Forze di polizia

Il Garante ritiene il decreto complessivamente coerente con l’AI Act e con la legge delega n. 132/2025. Tuttavia, individua alcuni profili da integrare per rafforzare le garanzie.

Chiede innanzitutto di chiarire il ruolo della supervisione umana nei sistemi di IA. Chiede inoltre di definire con maggiore precisione le responsabilità nei progetti di ricerca e sperimentazione.

Il Garante vuole anche essere coinvolto negli spazi di sperimentazione normativa che comportano trattamenti di dati personali. Chiede infine di rafforzare le garanzie sulla qualità delle banche dati biometriche usate per l’identificazione.

No al riconoscimento facciale generalizzato nei luoghi pubblici

Secondo il Garante, il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici delle persone che accedono a luoghi o eventi pubblici non è coerente con l’AI Act. Il Regolamento consente il riconoscimento facciale ex post solo per ricerche mirate.

L’elaborazione dei dati biometrici dovrebbe quindi avvenire solo sulle registrazioni già acquisite. Serve inoltre una specifica esigenza operativa, evitando raccolte massive e preventive di immagini.

Dati biometrici: il divieto di banche dati raccolte con lo scraping

Il Garante chiede infine una garanzia aggiuntiva per l’identificazione biometrica. Le disposizioni del nuovo articolo 359-ter del codice di procedura penale dovrebbero vietare espressamente l’uso di banche dati raccolte in modo scorretto.

Nello specifico, il divieto riguarderebbe le banche dati ottenute mediante tecniche di scraping indiscriminato. Varrebbe anche per quelle raccolte in violazione della normativa sulla protezione dei dati personali.

Pertanto, le forze dell’ordine non potrebbero basare l’identificazione biometrica su archivi costruiti senza rispettare il Gdpr. Questo principio mira a evitare che pratiche non conformi finiscano per alimentare strumenti di indagine.

Il caso conferma quanto sia delicato l’uso dei dati biometrici nei sistemi di sicurezza pubblica. Le organizzazioni che sviluppano tecnologie di riconoscimento facciale dovranno tenere conto di questi paletti fin dalla fase di progettazione.

Le richieste del Garante riflettono un principio più ampio della normativa europea sull’IA. I sistemi ad alto rischio richiedono sempre un controllo umano effettivo, non solo formale.

Di conseguenza, chi sviluppa soluzioni di identificazione biometrica dovrebbe prevedere fin da subito processi di verifica umana sulle decisioni critiche. Questo vale sia per il settore pubblico sia per quello privato.

Anche la qualità delle banche dati utilizzate per addestrare questi sistemi assume un ruolo centrale. Dati raccolti in modo non conforme possono compromettere l’intero processo di identificazione, oltre a esporre l’organizzazione a sanzioni.

Le imprese che trattano dati biometrici dovrebbero quindi documentare con precisione la provenienza delle proprie banche dati. Una due diligence su questo aspetto riduce significativamente i rischi legali e reputazionali.

Il parere del Garante conferma una tendenza chiara nella regolamentazione europea. La tecnologia biometrica può essere uno strumento utile per la sicurezza, ma solo entro confini precisi e verificabili.

Le prossime fasi del percorso normativo chiariranno meglio come queste richieste verranno recepite nel testo finale. Nel frattempo, le organizzazioni coinvolte possono già iniziare a rivedere i propri processi di gestione dei dati biometrici.

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